Dentosofia: un approccio umanistico all’odontoiatria

La dentosofia (DENTO dal latino dente + SOFIA dal greco saggezza) è un approccio umanistico alla terapia odontoiatrica, che pone in rilievo il legame esistente fra lo stato di salute della bocca, la situazione psicoaffettiva della persona e la salute generale del resto del corpo.
Salute e armonia del cavo orale sono in questo senso il riflesso dello stato di salute dell’organismo nel suo insieme e ogni mutamento, terapia o trauma in esso avrà un effetto sulla tutta la persona. Malattie o disarmonie della bocca sono considerate indici di squilibrio nel soggetto e la posizione dei denti può rivelare a un bravo dentista una circostanza di perturbazione psicoaffettiva o psicofisica.
La dentosofia ci spiega che la parte destra della bocca corrisponde alla sfera maschile e materiale della personalità, mentre quella sinistra a quella femminile e spirituale. Come nella medicina tradizionale cinese, ogni dente rappresenta un archetipo psicologico: gli incisivi superiori rappresentano i genitori, destra il padre, sinistra la madre, il canino superiore destro esprime la forza, il coraggio, quello di sinistra l’amore e la rappresentazione del proprio mondo sociale… e così via per tutti i denti. In questo senso la carie è una piccola malattia che, in base all’archetipo coinvolto, segnala che c’è qualcosa che non va.

Secondo un approccio olistico alla medicina, la malattia e il dolore sono i sintomi di un disagio interiore e ogni individuo elabora ed esteriorizza tale sofferenza in maniera differente. A questo proposito i sintomi di una malattia non si considerano come semplici fastidi da sopprimere, ma come segnali di un corpo che tenta di restaurare la salute e, la malattia, se vissuta nel modo giusto, può condurre ad uno stato superiore di salute.
Il termine dentosofia fu coniato dai medici francesi Montaud e Mathieu che ispirarono le loro teorie antroposofiche (sulla relazione fra la bocca del paziente, il suo corpo ed il mondo esterno) al lavoro dei dottori Soulet e Besombes, i quali nel 1953 presentarono il primo attivatore plurifunzionale realizzato in caucciù.
Tale strumento, all’epoca, aveva lo scopo di sostituire, per il periodo estivo, i dispositivi ortodontici tradizionali (che comunque richiedevano molta manutenzione da parte del dentista e molte visite in studio) così che i bambini, che partivano per le vacanze non avessero delle grandi retrocessioni sui progressi conseguiti. La vittoria fu scoprire che questi dispositivi morbidi, non solo evitavano dei peggioramenti, ma procuravano miglioramenti.
Più tardi Montaud e Mathieu furono i primi ad esplorarne gli usi anche come riequilibratore posturale e come armonizzatore psicoaffettivo.
Nei seguenti 60 anni moltissimi medici perseguirono questa via di ricerca, affiancando i saperi del campo ortodontico con quelli in campo ortopedico e osteopatico, fino a giungere a considerare che squilibri posturali fossero certamente legati a quelli del cavo orale e che la riabilitazione dell’uno fosse complementare e propedeutico all’altro.
Una chiusura errata delle arcate dentali, secondo la dentosofia, è causata dall’alterazione di alcune funzioni biologiche vitali come suzione, respirazione (che deve essere nasale e non orale), deglutizione e masticazione.
La funzione dell’attivatore è esattamente quella di riassestare la posizione dei denti attraverso una rieducazione del corpo a queste funzioni, agendo anche sulle patologie che le accompagnano e sulla capacità del sistema nervoso di stabilire nuove connessioni, per evitare che raggiunto il risultato desiderato, piano piano tutto ritorni come prima.
L’attivatore si usa durante la notte e in alcuni momenti del giorno, assieme a degli esercizi indispensabili per ottenere degli avanzamenti nel trattamento. Con questo strumento i muscoli della bocca sono rieducati dolcemente e in seguito, se necessario, si applicano dei taquets sui denti posteriori. In pratica questo strumento non fa altro che coadiuvare l’organismo nelle fasi di respirazione e deglutizione, permettendo a guance e labbra di trovare la loro giusta funzione e di conseguenza ai denti di ritornare nella loro posizione corretta in maniera del tutto naturale.

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